martedì 16 luglio 2019
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Rinomato è il pane di Altamura per la sua genuinità e valore nutrizionale, fatto di grano duro rimacinato.
E' molto buono, soffice, alto, croccante, cotto negli antichi forni a legna, non indurisce mai e quando è raffermo è ottimo per fare la "cialledda", un tradizionale piatto contadino.

Il pane vecchio può servire anche a preparare il "pancotto", la "fedda ross" oggi chiamata bruschetta. Piatti tipici sono: orecchiette, capunti e taglioline fatte in casa con la semola; pasta solitamente accompagnata da legumi, da verdure o da funghi.
I funghi cardoncelli sono prodotti spontanei della Murgia, carnosi saporiti e molto ricercati.
La Murgia fornisce il miglior agnello, che rappresenta il piatto forte della nostra gastronomia. Lo si può preparare in vari modi: arrosto, a "cutturidde" con il sapore delle erbe e verdure selvatiche quali il finocchietto, le cicorielle, i cardoncelli e le cipolle.
I "gnumuridde" alla brace soprattutto quelli di animella, e la pecora alla "rezzaule", le gustose "brasciole" e la salsiccia a punta di coltello, sono specialità dei macellai del luogo.
Famoso è l'asparago (con il quale si preparano gustose frittate) e la ruchetta che, ancora possibile raccogliere sulla Murgia.
Dagli allevamenti ovini e bovini di Altamura nasce una vasta gamma di formaggi che vanno dalle mozzarelle fresche alle trecce, dalle scamorze alle manteche, dai provoloni ai caciocavallo, dalla ricotta fresca alla ricotta forte, dalla giuncata alla burrata e stracciatella.

Tra questi emerge il formaggio pecorino prodotto non ancora valorizzato e commercializzato. I dolci tipici quelli di mandorle come la rosata, i rafaioli, i purci, gli amaretti e i quadratini di pasta reale che un tempo erano specialità delle monache di Santa Chiara, oggi "imitati" dalle tante pasticcerie. Le specialità di dolci si differenziano per ogni festa: dalle cartellate, torrone e "nuvole" tipici di Natale ai taralli all'uovo nudi o rivestiti di bianchissimo zucchero, alle scarcelle fatte di pasta dolce a forma di pupe o di paniere con uovo sodo, alle falle piene di ricotta e infine ai "mustazzèr" preparati con il

vincotto. Digestivo rinomato è il Padre Peppe (infuso di noci) ottimo stomatico, la cui ricetta è attribuita ad un frate del '600. Padre Peppe, al secolo Giuseppe Ronchi, originario di Napoli, soggiornò in un convento della città di Altamura, a cavallo fra il '700 e l'800.

Si deve a lui la preparazione del liquore di noci che agli inizi dell'800, suo fratello Nicola Ronchi, iniziò a servire nel Caffè Ronchi ancora oggi esistente in Corso Federico II di Svevia, sempre ad Altamura. Successivamente, Luigi Striccoli, genero del su citato Nicola, registrò il marchio e l'etichetta del liquore che ancora oggi, la famiglia Striccoli, con gli stessi metodi di invecchiamento ( quattro anni in botti di rovere) e preparazione (segreto miscuglio di noci, spezie ed erbe dell'alta murgia) imbottiglia e commercializza. Per la precisione. la ditta Striccoli ha iniziato la sua attività nel lontano 1832.

 
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