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Antica masseria dell’Alta Murgia: Clima di intimidazione, i clienti spariscono
Antica masseria dell’Alta Murgia: Clima di intimidazione, i clienti spariscono
sabato 10 marzo 2012
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Ieri mattina, davanti all’ingresso dell’Antica masseria dell’Alta Murgia - la megastruttura ricettiva a pochi chilometri da Altamura, di proprietà dell’Agenzia nazionale dei beni sequestrati alla mafia e condotta dallo chef internazionale, Gianfranco Vissani - è comparso un lenzuolo sul muro esterno: «Basta chiacchiere, dateci i nostri soldi». E’ l’epilogo di una vicenda sfuggita di mano alla stessa Agenzia, che parla di debiti per forniture ancora da saldare dopo otto mesi di vita da parte dello Stato. Alcuni fornitori che vantano crediti verso l’Agenzia e due inservienti di cucina da diversi mesi in malattia, guidati da Michele Minafra, proprietario di un’impresa di manutenzione degli impianti di refrigerazione, accompagnati dall’avvocato Francesco Carulli, hanno provato a consegnare un brogliaccio alla reception della struttura nel quale vi sarebbero contenute «le prove di sperperi avvenuti dalla gestione Vissani», spiega lo stesso Minafra. Ne è nato un inevitabile parapiglia fra i dipendenti asserragliati all’interno e quelli all’esterno, finito a spintoni, ed è stato chiesto l’intervento dei carabinieri.

Sul banco degli imputati, prima ancora di Vissani, per Minafra c’è lo Stato: «Da questa gestione non avanzo più nulla, ma ce l’ho con lo Stato che ha congelato i miei vecchi crediti dopo la confisca del bene agli ex proprietari: 37mila euro». E aggiunge: «Sa che le dico? Meglio i Sorangelo, che almeno pagavano, che Vissani e lo Stato». Saverio Sorangelo, ex proprietario della struttura Parco dei templari (ora Masseria dell’Alta Murgia), fu il destinatario del sequestro di beni mobili e immobili. Secondo gli investigatori, i beni sequestrati sarebbero stati frutto di attività illecite. «Ho scritto anche una denuncia al procuratore Laudati, ma non ho ricevuto risposte». Sorangelo, per un’addetta alle pulizie, anche lei fra i protestatari, «è un brav’uomo, tanto che si sedeva a mangiare con noi. Quello che è stato fatto dall’antimafia è ingiusto. Si stava meglio prima». Come si vede, lo Stato deve tornare - e presto - a marcare la sua presenza sul territorio. Spiega Luca Vissani: «Oggi è intervenuta una pattuglia di carabinieri e noi eravano asserragliati all’interno della struttura. Ci hanno gridato di tutto dall’esterno. Noi abbiamo un nome, non siamo venuti in Puglia per fare il pungiball, ma per promuovere i vostri prodotti. Ci chiamate forestieri? Ma quando una persona come mio padre va in giro per l’Italia a promuovere il marchio di qualità dei prodotti della Puglia ha più credibilità di qualsiasi politico perchè con il cibo ha a che fare da anni». Chi protestava oggi «non so dire se era legato alla vecchia gestione. Ma l’imprenditore è stato pagato fino all’ultimo euro e i due inservienti di cucina sono in malattia da giugno, pur percependo lo stipendio regolarmente. I "forestieri" hanno portato qui 30 posti di lavoro e hanno fatto alta formazione. Non ci arrendiamo, siamo pronti a continuare se ce ne saranno le condizioni anche con la Regione Puglia». E continua: «Ci sono 50 matrimoni confermati e altri 15 prenotazioni da cui aspettiamo risposte. A settembre scorso, tutti i dipendenti, anche chi ora protesta, hanno firmato una lettera di solidarietà nei confronti della direzione. Ora stiamo provando a costituire una coop e tutti, dico tutti, chiedono di avere Vissani come maestro. Noi arriviamo al pareggio di bilancio a dicembre, abbiamo già avuto 20mila persone». Intanto, lo striscione è ancora lì, a scoraggiare gli ospiti. «Abbiamo chiesto ai carabinieri di intervenire - spiegano i dipendenti - è chiaro che tutto questo è orchestrato per farci chiudere. Noi vogliamo che questa struttura continui a vivere, a rafforzarsi come presidio di alta gastronomia in Puglia e come presidio antimafia». La parola ora passa alla Regione.

Lorena Saracino
Fonte: Corriere Del Mezzogiorno
 
 
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